Per la Ricostruzione del sistema scolastico e universitario

Negli ultimi decenni il sistema scolastico e universitario italiano è stato soggetto a un deterioramento verticale, che ne ha minato lo status di assoluta eccellenza mondiale mantenuto fino ai primi anni del secondo dopoguerra. Questo processo è stato avviato con il ’68 e la conseguente presa del potere da parte del marxismo culturale nelle principali istituzioni scolastiche e universitarie e nei principali media.

Negli ultimi anni, però, questo deterioramento ha subito un’accelerazione notevole, grazie alla saldatura tra l’intellighenzia di sinistra (che domina l’istruzione e la cultura in Italia), le folli e anti umane teorie del gender (che mirano a cancellare la differenza naturale e basilare tra uomo e donna) e l’etno-masochismo (che impone una lettura della storia volta a colpevolizzare la civiltà italiana ed europea, mirando alla dissoluzione di tutte le identità: etniche, nazionali, religiose, sessuali).

Noi riteniamo che per invertire radicalmente la rotta occorra una riforma della Scuola fondata sulla concessione da parte dello Stato di una libertà di insegnamento correttamente intesa e radicata nei seguenti principi:

  • lo Stato non può e non deve essere indifferente nei confronti della formazione civico scolastica del popolo;
  • lo Stato deve promuovere un’educazione e una formazione civico-scolastica conformi all’ordine naturale ed alla tradizione religiosa e culturale della Nazione, che è innanzitutto cristiana cattolica;
  • lo Stato deve accettare e tutelare l’iniziativa dei corpi intermedi che vogliano organizzare l’insegnamento civico-scolastico in forma privata, nel rispetto di quanto stabilito in tema di insegnamento scolastico dallo Stato stesso;
  • lo Stato deve ammettere l’iniziativa privata di minoranze etniche e religiose che vogliano organizzare l’attività scolastica conformemente a canoni identitari diversi da quelli nazionali, ma solo nel caso in cui questi non siano contrastanti con le leggi dello Stato.

La riforma culminerà dunque in una scuola che veda la presenza sinergica di enti sia pubblici che privati, con un’ampia libertà di metodi e programmi di insegnamento, racchiusa però all’interno di confini e limitazioni chiare, finalizzate a impedire che si usino le strutture scolastiche come veicoli di insegnamenti contrastanti con le leggi dello Stato (per esempio, scuole coraniche dell’islamismo radicale) e con la legge naturale (per esempio indottrinamento e propaganda omosessualista e gender nelle scuole).

Tuttavia, fino a quando le condizioni politiche non consentiranno di implementare una riforma coerente con i principi sopra riportati, riteniamo sia più che mai utile e urgente incentivare strumenti di difesa rispetto a dinamiche tipo il succitato indottrinamento gender nelle scuole di ogni ordine e grado, come ad esempio le scuole parentali (homeschooling). Limitatamente a questa finalità, riteniamo anche che costituiscano un esempio positivo quelle regioni che consentono sgravi fiscali alle famiglie che mandano i figli in scuole private, perché si consente di evitare, a chi vuole garantire una sana educazione ai propri figli, di dover ricorrere a una scuola pubblica spesso degradata, tra classi pollaio composte da alunni delle nazionalità più disparate – con le relative difficoltà di apprendimento – e “percorsi educativi” organizzati da entità come l’Arcigay.

Tra le misure che riteniamo potrebbero aiutare a pervenire al modello di scuola delineato sopra, elenchiamo inoltre:

1) maggiore selezione all’interno dei concorsi di accesso alla professione di insegnante;

2) istituzione di adeguati incentivi meritocratici per gli insegnanti e separazione dei loro contratti da quelli del personale non docente;

3) potenziamento degli Istituti tecnici e professionali, che possono e devono diventare luoghi di eccellenza per dare accesso diretto alle professioni senza il passaggio obbligato dell’istruzione universitaria;

4) corretta gestione dell’equilibrio che vi deve essere tra una didattica tradizionale – fondata su lettura, scrittura e calcolo, durante le elementari – e passaggio a un utilizzo maggiore del PC e dei dispositivi elettronici solo durante l’istruzione superiore;

5) reintroduzione dello studio del latino alle scuole medie, in quanto fondamento linguistico e culturale dell’italianità;

6) trasformazione del Liceo classico in una scuola d’eccellenza, con modalità di accesso e percorso di studi rigidamente selettivo, che consenta la creazione di un’élite davvero preparata;

7) accesso alle facoltà universitarie da tutti i percorsi scolastici, ma limitato alle facoltà coerenti con l’indirizzo della scuola. A chi proviene dal Liceo classico sarà consentito l’accesso a tutte le facoltà.

La Riforma della scuola sopra delineata non potrà non accompagnarsi a una speculare Riforma dell’università, che rinunci al dogma, anch’esso imposto dal marxismo culturale, dell’istruzione universitaria di massa e che si concentri invece sulla creazione di un’élite realmente preparata. Questo non necessariamente comporterà la diminuzione dei posti disponibili in tutte le facoltà, ma riteniamo che sia assolutamente prioritaria l’istituzione generalizzata di un test selettivo per tutte le facoltà universitarie e di un relativo numero chiuso, che sia modulabile all’interno di un range.

Il numero chiuso, diverso per ciascuna facoltà, dovrà essere rivisto triennalmente dal MIUR, tenendo conto di fattori demografici, economici (come il tasso di occupazione a 3 anni dall’ottenimento della laurea), ma anche storico-culturali, con la tutela della sopravvivenza di facoltà umanistiche dalla storia secolare o di prestigio, da condursi anche tramite incentivi e trattamenti economici di favore.

Inoltre, riteniamo sia necessario, in particolare, che venga effettuato un aumento immediato del numero di posti disponibili a Medicina e alle altre lauree sanitarie triennali e quinquennali, per contrastare la criminale riduzione di personale medico che, assieme al calo dei posti letto e delle terapie intensive ed alle chiusure dei piccoli ospedali, ha messo la nostra Nazione in ginocchio durante l’emergenza coronavirus. L’aumento dovrà essere sostanziale e finalizzato non solo a recuperare i numeri perduti in termini di personale medico, a causa dei pensionamenti, ma anche a garantire il fabbisogno del grande piano di investimenti sanitari citato nel terzo punto del presente Manifesto.