Intervista a Nicolò Bottaro, portavoce di Rete Studentesca

Tra esami di maturità in un contesto surreale e inquietanti ipotesi di separatori in plexiglass, la scuola sembra sempre l’elemento dimenticato e trascurato del nostro sistema paese. Abbiamo intervistato Nicolò Bottaro, portavoce di Rete Studentesca, movimento giovanile della Rete.

Che cos’è Rete studentesca?

Rete Studentesca è il movimento giovanile de La Rete. Un movimento nuovo che si impegni per la risoluzione della situazione drammatica che affligge le nostre scuole e le nostre università.
Nata il 3 giugno 2020, Rete Studentesca ha costituito sin da subito una struttura agile e orientata all’azione contro il politicamente corretto e il mainstream.
Rete Studentesca, inoltre, lavora a pieno ritmo sul concetto di innovazione, ossia cerca di sviluppare il suo lavoro distaccandosi dalle metodologia vecchie e logore che per anni hanno faticato a trovare sbocchi e soluzioni, proiettandosi invece nella lotta pura e vicina ad ogni “mente giovane” della nostra Nazione. Nasciamo dalla desolazione di un panorama politico ampio quanto uguale nel suo disinteresse verso i giovani italiani. Ci opponiamo ad ogni logica moderna che allontana sempre più l’uomo dalla riuscita della sua esistenza, affinché ogni esempio negativo sia smascherato.

Cosa chiedono i militanti di Rete Studentesca?

Di fronte alla stanchezza generale siamo partiti da un motto: “Acta est Fabula”. Tradotto dal latino, “La commedia è finita”. Lavoriamo per l’estinzione di pigrizia ed ignavia al suono della campana della rivolta. Metaforicamente, non prendere posizione al momento opportuno significa finire nell’oblio della storia. È compito nostro disintossicare l’individuo dalla pigrizia mentale del mondo moderno.
Più concretamente, vogliamo la fine della speculazione e dello sfruttamento di noi studenti e degli ambienti e strutture scolastiche in cui si dovrebbero insegnare i sani principi etici e morali della Società. I ragazzi non sono né carne da macello per le case editrici, né possono essere le prime vittime del lockdown e del distanziamento sociale.
Vogliamo una scuola che punti all’eliminazione della mediocrità e dell’impreparazione nel lavoro, investendo sugli istituti tecnici e professionali per formare dei ragazzi pronti per lavori manuali ma di alta specializzazione, senza dover per forza ingolfare facoltà universitarie sempre più piene di studenti parcheggiati in attesa di un lavoro che non arriverà mai.

Quali misure ritenete necessarie per la rinascita scolastica?

In un sistema scolastico ormai distrutto andrebbe riformato tutto o quasi. Partendo dai professori, riteniamo opportuna una maggior selezione all’interno dei concorsi di accesso alla professione di insegnante. Non ha senso questa guerra tra studenti ed insegnanti, la qualità dell’insegnamento dipende esclusivamente da chi lavora all’interno dei nostri istituti. A ciò si collega la questione del misero stipendio che per anni ha visto le nostre piazze popolarsi di scioperi e proteste da parte del corpo insegnanti, che ha solo portato a ulteriori gravi inefficienze. L’istituzione di adeguati incentivi meritocratici per gli insegnanti può essere un giusto avvio verso una dinamica positiva.
Un’altro punto su cui ci siamo soffermati è il potenziamento degli Istituti tecnici e professionali, luoghi lasciati cadere nel degrado nazionale e considerati quasi un raduno obbligato per “chi non ha voglia di studiare”. Vanno invece considerati come istituti d’eccellenza per dare accesso diretto alle professioni, senza il passaggio obbligato dall’istruzione universitaria.
Soprattutto in tali indirizzi, ma in generale nelle scuole superiori, va trovato un equilibrio tra didattica tradizionale, fondata su lettura, scrittura e calcolo, e un maggior utilizzo del PC e dei dispositivi elettronici.
Variando d’indirizzo crediamo in una trasformazione del Liceo classico in una scuola d’eccellenza, con modalità di accesso e un percorso di studi rigidamente selettivo, che consenta la creazione di un corpo preparato sia per l’insegnamento che verso la conservazione culturale del paese con il maggiore patrimonio storico mondiale A ciò va aggiunto, ad esempio, il ripristino dell’insegnamento delle basi della lingua latina alle medie.
Indirizzandosi invece verso l’organizzazione universitaria, chiediamo uno schema parallelo d’accesso alle facoltà universitarie da tutti i percorsi scolastici, ma che sia maggiormente limitato alle facoltà coerenti con l’indirizzo della scuola. Inoltre, il numero chiuso deve essere generalizzato a tutte le facoltà e basato sulle esigenze nazionali. In un 2020 in cui la nostra Nazione ha dovuto affrontare un’importante pandemia le lauree sanitarie devono vedere un aumento immediato dei posti disponibili.

Nell’ultimo periodo, per cause note a tutti, l’universo scolastico si è bloccato ed è mutato. Avete criticato duramente anche questa settimana la modalità in cui si svolgono gli esami di maturità: come vi ponete in merito a ciò?

La frittata è fatta. L’esame quest’anno si è ormai svolto in una modalità più che rivedibile e senza un’organizzazione a priori. Abbiamo affrontato la questione considerando la prova 2020 come un funerale scolastico. La maturità, nata nel 1923 con la riforma Gentile, muore quest’anno, sotto la scure del ministro Lucia Azzolina; pertanto, noi ci rifiutiamo di ritenerla tale.
Una prova che ha impegnato, impaurito, unito gli animi di decine e decine di generazioni, quest’anno ha totalmente perso il suo senso profondo. Parliamo di un esame che è stato più volte cambiato negli scorsi mesi, lasciando nella confusione totale i maturandi. Un esame sbilanciato che in un ora conterrà il 40% della valutazione complessiva di 3 interi anni di studio. Questa situazione è stata, ed è in queste ore, una continua mancanza di rispetto nei confronti degli studenti, giustificata con la sola scusante di essere un “fondamentale rito di passaggio.”
Noi invece riusciamo solo a considerarla la morte dell’istituzione studentesca.
Proprio per questo la sera che precede l’esame di stato (16 giugno 2020) abbiamo effettuato un’affissione nazionale davanti alle scuole cittadine di diverse città, con un manifesto funebre intestato alla Maturità 2020, accompagnato da una rosa.
Auguro comunque ad ogni studente la migliore uscita dalle scuole superiori, ponendomi sempre qualche domanda su chi davvero in Italia abbia bisogno di una prova di maturità.