MAZZOLA E GIRALUCCI, NEL CUORE DEI PADOVANI

Erano circa le 10 del mattino del 17 giugno 1974 quando un commando di esponenti delle Brigate Rosse penetrò con la forza nella sede dell’MSI di Padova, sita in via Zabarella, allo scopo di prelevare alcuni documenti a valenza simbolica di violazione del territorio.

Il commando era composto da Roberto Ognibene, esecutore materiale dell’incursione, assieme a Fabrizio Pelli, colpevole di aver fatto fuoco per primo. 

Oltre a loro erano vi erano Susanna Ronconi con funzione di retroguardia, l’autista Giorgio Semeria e Martino Serafini, con funzioni di sentinella.

Penetrati all’interno del locali, i due terroristi vi trovarono Graziano Giralucci, militante dell’MSI quasi trentenne, e Giuseppe Mazzola, ex carabiniere in pensione che teneva la contabilità, entrambi casualmente presenti quella mattina nella sede del partito. 

I due terroristi estrassero due pistole, una P38 e una 7,65 con silenziatore, e tentarono di immobilizzare i due missini: Mazzola, non intimorito, afferrò la pistola di Ognibene e Giralucci cercò di immobilizzarlo afferrandolo al collo, forte del suo passato nel mondo del rugby. A questo punto Pelli intervenne sparando un colpo che raggiunse alla spalla Giralucci ed un secondo che colpì Mazzola trapassandogli la gamba destra e l’addome: i due missini, ormai inermi, furono freddamente uccisi ognuno con un colpo alla testa.

Il giorno successivo, con una telefonata alla redazione padovana de “il Gazzettino” e dei volantini fatti ritrovare in alcune cabine telefoniche di Padova e di Milano, le Brigate Rosse rivendicarono l’assassinio, pur chiarendo come si fosse trattato di un incidente di percorso non premeditato e sottolineando che la linea politica brigatista sarebbe stata di altro tenore.

Negli anni Ottanta, a seguito delle confessioni di diversi terroristi pentiti e nello scenario di un’indagine su più ampia scala, venne aperto il procedimento d’indagine nei confronti delle Brigate Rosse. Al procedimento non prenderà parte il Pelli, morto di leucemia mentre si trovava in carcere, nel 1979. Nel periodo che separò l’attentato dall’inizio dell’indagine, numerosi tentativi di depistaggio mediatico ed istituzionale tentarono di destabilizzare la chiarezza della dinamica. Si parlò di faide interne al Movimento Sociale, si cercò di indagare su presunte rivalità ed arrivismi, simpatie ed antipatie tra missini per costruire uno scenario credibile e riconducibile a quello di un colpo auto inferto.

L’11 maggio 1990 la Corte d’Assise di Padova dichiara tutti gli imputati colpevoli e ad Ognibene spetta la condanna più pesante: 18 anni. Oltre ai membri del commando, furono condannati anche i vertici delle BR, considerati mandanti dell’omicidio: Curcio, Franceschini e Moretti.t

Nell’agosto 1991 forse l’accadimento più disdicevole della vicenda: Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica in carica, propone di concedere la grazia a Curcio, motivando la scelta con l’attenuante della non materialità della sua condotta. A tale provvedimento, inevitabilmente, si opposero con forza le famiglie Giralucci e Mazzola che, per protesta, chiesero la loro sospensione dallo status di cittadinanza italiana. “Perché dobbiamo concedere una vita normale a chi non ha permesso che la nostra fosse tale? Hanno stroncato e segnato irreversibilmente troppe vite per avere il diritto di godersi la loro” scrisse Silvia, figlia di Giralucci, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica.

Un anno più tardi, in appello di fronte alla Corte d’Assise di Venezia, fu disposta una nuova perizia balistica. La ricostruzione effettuata in base alla perizia giunse alla conclusione che si sarebbe potuto parlare di una vera e propria esecuzione: i due sarebbero stati giustiziati con freddezza tramite un colpo alla testa. Il 9 dicembre il tribunale confermò la tesi ed inasprì le pene di esecutori e mandanti.

Oggi, consapevole dell’excursus fortemente politicizzato della città e di fronte ai ripetuti tentativi di vilipendio della targa posizionata in loro memoria, Padova non può dimenticare Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, prime vittime delle Brigate Rosse, per sempre nel cuore dei padovani.