COSA SUCCEDE AI MOVIMENTI NAZIONALISTI ITALIANI? Intervista a Marzio Gozzoli, dirigente de: La Rete

Ciao Marzio. Comincio con una domanda polemica. Mi puoi dire se gli articoli di Berizzi e il servizio di Report hanno influenzato in qualche modo la nascita della Rete e quindi, in prospettiva, del futuro Blocco Nazionale?

Un servizio alquanto fantasioso e fazioso come quello di Report non ha avuto la minima importanza
in una decisione maturata nel corso del tempo. In quanto a Berizzi, diciamo che trovo divertente il suo modo di “analizzare” il mondo della Destra Radicale e i suoi articoli andrebbero forse letti con una colonna sonora adeguata: quella di certi film di Dario Argento, magari.

Che ruolo giocheranno gli “Otto Punti” e le associazioni satelliti nel nuovo movimento?
Satelliti come Solidarietà Nazionale, Evita Peron e Lega della Terra possono fare molto per smarcarsi dall’etichetta caricaturale del “fascio ignorante e cattivo”?

Gli “Otto Punti” sono alla base della formazione di un’intera generazione di militanti nazionalisti, in Italia e non solo non si possono dimenticare ma vanno rimarcati e sviluppati ulteriormente: è quello che stiamo facendo col Manifesto Politico. In quanto alle satelliti, parliamo di associazioni già rodate e organizzate, punti di forza e strumenti di radicamento sul territorio e nel popolo (persino nelle famiglie), nei rispettivi settori di competenza. Anche per gli “uffici” interni ci
avvaliamo della collaborazione di persone di buona esperienza, capaci di curare l’immagine di un movimento come nessun altro in Italia. (Il giudizio, risalente ad alcuni anni or sono, non è mio ma di avversari che ci studiano sistematicamente!). Naturalmente il tutto, per avere un valore effettivo, va coordinato e gestito secondo il principio “Ordine contro il Caos”. La struttura organizzativa, la metodologia operativa, l’immagine, devono essere all’insegna di uno Stile ben definito.

Ed eccoci quindi al motivo profondo della vostra scelta che vorremmo capire meglio: avete intenzione di continuare l’attività politica? In che modo?

Certo, è proprio per questo che abbiamo dato vita a questa Rete: per riprendere la battaglia. E non intendiamo limitarci a riproporre certi moduli ma vogliamo rilanciare il Movimento e allargare il suo raggio d’azione. Un primo obiettivo immediato – quello di tenere unite e operative dozzine di sezioni e in alcuni casi, intere regioni da Nord a Sud – è già stato raggiunto. Abbiamo elaborato un primo Manifesto Politico impostato in modo dinamico, vale a dire strutturato per essere
ulteriormente sviluppato e ampliato fino a dare a sua volta vita a una serie di documenti politici specifici. Abbiamo aperto un nuovo sito: https://www.la-rete.it/ Si è rapidamente ricostituita l’organizzazione interna con commissioni specifiche e uffici operativi, si sono riattivate le
associazioni satelliti e stiamo recuperando al Movimento tanti militanti che si erano allontanati, contrariati dal corso imposto negli ultimi tempi. Voglio chiarire, tuttavia, che non si tratta solo di ripercorrere strade già battute. Diciamo che c’è la volontà politica di portarci dietro tutti i pregi
delle precedenti esperienze, ma evitando i difetti.
La Rete ha già in programma una serie di iniziative e sta elaborando moduli di intervento nuovi, adatti alla fase di crisi sociale che si sta aprendo. La stessa Rete, del resto, non è fine a sé stessa ma
è concepita come passaggio verso un nuovo blocco nazionale allargato. In questo contesto stiamo parlando anche con diverse realtà politiche dell’Area. Non voglio anticipare nulla ma con alcune di queste in particolare il rapporto di cameratismo e collaborazione fa ben sperare per futuri sviluppi.

Prodi addirittura sta rivalutando l’IRI – dopo averla smembrata – voi come vi ponete nei confronti di un’eventuale industrializzazione di stato?

In linea di principio, riteniamo che tutti i settori strategici della produzione industriale e tecnologica, della grande ricerca, della emissione della moneta, della difesa, della sanità, debbano essere sotto stretto controllo statale. Purtroppo, l’attuale stato liberale ha tradito la sua funzione storica, ribaltando la sua azione: invece di difendere il popolo e la giustizia sociale da pressioni e minacce internazionali, lo stato è ormai succube dei poteri forti internazionali e repressivo verso il proprio popolo. Si distrugge la piccola e media impresa italiana per servire gli interessi di grandi potentati mondialisti. Si autorizza lo sterminio degli innocenti tramite l’aborto e si sostituiscono questi italiani mai nati con gli immigrati. Si assumono misure speciali emergenziali che impediscono agli italiani di uscire dalla propria regione o abitazione mentre gli invasori vengono autorizzati a passare i nostri confini e scorrazzano liberamente per le nostre città … e si potrebbe continuare con tanti altri esempi.

Gli attuali governanti sembrano impantanati fra le necessità del Popolo e i vincoli europei senza trovare una via d’uscita. Voi come vi ponete nei confronti di Euro e Comunità Europea?

Siamo favorevoli a una Moneta Nazionale di Popolo, vale a dire, che sia per definizione di proprietà del popolo italiano, in modo che non possa generare debito che si autoalimenta a vantaggio dello strapotere bancario privato mondialista. In quanto a una Europa unita, si tratta di stabilire bene su quali fondamenta ideologiche la si vuole edificare. L’attuale Europa sta assumendo caratteristiche sovietiche nel controllo ossessivo e capillare, nella burocrazia asfissiante, nella volontà di eliminare le radici romane e cristiane e le identità culturali dei popoli. Un’Europa unita sul piano politico e militare, può essere auspicabile solo se concepita come difesa dei suoi popoli dalla globalizzazione e da modelli sociali estranei; un’Europa basata sulle sue vere radici storiche (filosofia greca, concezione giuridica romana, religione cristiana) e rispettosa delle identità culturali dei popoli che seppure imparentati, restano ben distinti tra loro. Si potrebbe dire che è proprio questa evidente differenziazione interna a costituire la vera ricchezza dell’Europa. Passando all’aspetto concreto e immediato, la nostra Rete sta prendendo contatto con movimenti fratelli di altre nazionalità, ed è già operativa la commissione esteri, che si appoggia anche su italiani residenti in altri paesi.

La differenza fra voi e gli attuali governanti mi sembra evidente. Quali invece le differenze salienti con il centro-destra di Salvini e Meloni?

Il problema del centro-destra in Italia (ma non solo) consiste nel suo essere immancabilmente moderato, vale a dire, nel suo non essere vera opposizione. Una opposizione reale alla sinistra è quella di chi vuole marciare in direzione opposta, appunto, mentre i moderati si limitano ad andare nella stessa direzione dei sovversivi ma a velocità ridotta per non far deragliare il processo di trasformazione del nostro popolo in massa amorfa e asservita ai poteri forti. Non è una novità, nella storia la sovversione ha spesso viaggiato a due velocità: giacobini e girondini, bolscevichi e menscevichi, stalinisti e anarchici. Così è ancora oggi. Prendiamo come esempio l’immigrazione: la sinistra vuole l’invasione di masse extracomunitarie inassimilabili fino a cancellare la nostra identità mentre il centro-destra si limita a invocare una immigrazione un po’ più controllata. La sinistra vuole i porti aperti all’invasione, il centro-destra dice (a parole) di volerli chiusi. La vera soluzione saranno solo le navi che riporteranno gli invasori dall’Europa all’Africa!

Una vera opposizione è solo quella totale e radicale che invoca la chiusura dei confini e l’inversione del processo con il ritorno degli extracomunitari nelle terre di origine e una parallela ripresa demografica degli italiani. Anche per questo motivo un movimento nazionalista moderno come quello che stiamo costruendo in questi giorni, sarà sempre necessario per il futuro del nostro popolo.